Tutto quello che c’è da sapere sulla classe di fuoco elettrico: definizione, rischi e prevenzione

Un quadro elettrico che si surriscalda dietro una parete in cartongesso, una ciabatta sovraccarica sotto una scrivania, un cavo rosicchiato in un controsoffitto: sul campo, gli incendi legati all’elettricità non avvisano. Spesso li raggruppiamo sotto l’appellativo “classe di incendio elettrico”, ma questa espressione nasconde una realtà normativa più sfumata di quanto sembri.

Incendio elettrico e norma NF EN 2: perché la “classe E” non esiste più

In intervento o in formazione, si sente ancora parlare di “classe E” per designare gli incendi di origine elettrica. Sulla carta, questa classe è scomparsa dalla norma europea NF EN 2. L’incendio elettrico non è una classe di incendio a sé stante: è un incendio di classe A, B o C la cui fonte di infiammazione è un difetto elettrico.

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Ciò che rende questi incendi specifici non è la natura del combustibile (legno, plastica, isolante), ma la presenza di una tensione. Un cavo sotto guaina PVC che prende fuoco produce un incendio di solidi (classe A). La particolarità è che l’installazione rimane potenzialmente sotto tensione durante la combustione.

Il vero pericolo risiede nella conduttività dell’agente estintore. Proiettare acqua su un quadro elettrico alimentato espone all’elettrocuzione e all’arco elettrico. È per questo motivo che gli estintori riportano una menzione di tensione massima (spesso fino a 1.000 V) e che il CO2 o la polvere sono privilegiati su questo tipo di sinistro.

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Per saperne di più sulla classe di incendio elettrico, è necessario prima integrare questa distinzione tra la natura del combustibile e la fonte di energia.

Presente elettrica bruciata con segni di carbonizzazione e estintore classe incendio elettrico appeso al muro

Conduttività e arco elettrico: il rischio che gli estintori non risolvono da soli

Su un cantiere o in un locale tecnico, la prima cosa da fare di fronte a un incendio su un armadio elettrico è staccare l’alimentazione. Finché la corrente circola, ogni agente conduttore diventa un vettore di elettrocuzione per l’intervenente.

L’arco elettrico costituisce un rischio aggiuntivo spesso sottovalutato. Quando si verifica un cortocircuito in uno spazio confinato (cofanetto, canalina, pavimento sopraelevato), l’arco può raggiungere temperature estreme e proiettare particelle metalliche fuse. Non si parla più solo di fiamme, ma di un flash termico capace di causare gravi ustioni a distanza.

Quale estintore utilizzare su un incendio di origine elettrica

La scelta dell’estintore dipende dalla tensione e dal combustibile coinvolto:

  • L’estintore CO2 (anidride carbonica) è il più adatto per i locali elettrici. Non lascia residui, non conduce corrente e soffoca l’incendio per soppressione dell’ossigeno. La sua portata rimane limitata, il che impone di intervenire rapidamente.
  • L’estintore a polvere ABC copre uno spettro ampio (solidi, liquidi, gas) e può essere utilizzato su apparecchiature sotto tensione fino a 1.000 V. La polvere danneggia i componenti elettronici, il che rappresenta un problema nelle sale server o nei posti di trasformazione.
  • L’acqua nebulizzata con additivo è utilizzabile su alcuni incendi di origine elettrica se l’estintore riporta la menzione di tensione corrispondente, ma in pratica si evita in ambienti ad alta tensione.

In ogni caso, staccare l’alimentazione prima di utilizzare un estintore rimane la priorità assoluta quando è tecnicamente possibile.

Cause frequenti di incendio elettrico: cosa si trova sul campo

I resoconti di intervento mostrano schemi ricorrenti. Si ritrovano le stesse cause sia negli edifici antichi che nei locali professionali mal mantenuti.

Le sovraccariche su ciabatte sono al primo posto. Collegare un radiatore elettrico a una ciabatta di bassa qualità significa superare la capacità nominale del circuito. La plastica si surriscalda, fonde e l’incendio segue. In ambito professionale, gli uffici open space accumulano a volte schermi, caricabatterie e riscaldatori portatili su un unico circuito non dimensionato per questo carico.

I cablaggi obsoleti rappresentano un altro fattore ricorrente. Le installazioni antecedenti alle normative attuali utilizzano conduttori il cui isolamento si degrada nel tempo. Le connessioni allentate nelle scatole di derivazione creano punti caldi invisibili, a volte per mesi, prima che appaia una fiamma.

Punti caldi e termografia infrarossa

La termografia infrarossa consente di rilevare questi surriscaldamenti anomali prima che degenerino. Passando una camera termica su un quadro elettrico, si individuano immediatamente le connessioni che si surriscaldano oltre la norma. Un punto caldo rilevato precocemente evita un sinistro costoso. Questa tecnica si sta diffondendo negli audit di sicurezza antincendio in ambito industriale, ma rimane poco utilizzata tra i privati.

Formatrice in sicurezza antincendio che presenta le classi di incendio, inclusa la classe incendio elettrico, durante una formazione in azienda

Prevenzione incendi elettrici: i gesti che cambiano il livello di rischio

La prevenzione passa attraverso azioni semplici ma regolarmente trascurate. Non si parla qui di raccomandazioni teoriche, ma di ciò che fa concretamente la differenza su un’installazione reale.

  • Far verificare l’installazione elettrica da un professionista qualificato, in particolare negli edifici di oltre quindici anni. La diagnosi elettrica obbligatoria durante una vendita immobiliare non copre tutto: segnala le anomalie visibili ma non testa l’intero rete sotto carico.
  • Bandire le ciabatte in cascata. Un circuito, una presa, un apparecchio di alta potenza. Le prolunghe devono essere completamente srotolate per evitare il surriscaldamento per effetto induttivo.
  • Installare interruttori differenziali da 30 mA su tutti i circuiti. Questo dispositivo stacca l’alimentazione non appena rileva una fuga di corrente, riducendo il rischio di surriscaldamento prolungato.
  • Liberare gli spazi attorno ai quadri elettrici. Accatastare cartone o prodotti infiammabili contro un armadio elettrico significa offrire un combustibile immediato in caso di difetto.

In ambito professionale, la formazione del personale alla manovra degli estintori e alla disconnessione di emergenza costituisce un complemento diretto a queste misure materiali. Gli articoli R.4227-28 a R.4227-39 del Codice del lavoro impongono inoltre ai datori di lavoro di attuare misure di prevenzione incendi adeguate.

Classe L per batterie agli ioni di litio: la nuova realtà dell’incendio elettrico

La norma ISO 3941 introduce una classe di incendio L dedicata alle batterie agli ioni di litio. Non è un dettaglio normativo: con la moltiplicazione dei veicoli elettrici, dei monopattini, dei sistemi di stoccaggio di energia domestica e degli inverter, gli incendi di batterie al litio diventano un argomento di sicurezza a sé stante.

Il surriscaldamento termico di una batteria agli ioni di litio produce un rilascio di gas infiammabili e tossici difficile da controllare con gli agenti estintori classici. I resoconti variano su questo punto a seconda delle configurazioni, ma un estintore CO2 da solo generalmente non è sufficiente a fermare la reazione a catena all’interno delle celle.

Le formazioni specifiche sui rischi di incendio nelle infrastrutture di ricarica dei veicoli elettrici (IRVE) iniziano a strutturarsi. Coprono le procedure di intervento adeguate a questo tipo di combustione, dove il raffreddamento prolungato con acqua rimane spesso l’unica opzione per contenere il surriscaldamento termico.

Il confine tra incendio elettrico classico e incendio di batteria al litio si delinea chiaramente. I mezzi di estinzione, le procedure di intervento e le attrezzature di protezione differiscono. Integrare questa distinzione nei piani di prevenzione diventa una necessità operativa per ogni sito che stocca o ricarica batterie.

Tutto quello che c’è da sapere sulla classe di fuoco elettrico: definizione, rischi e prevenzione